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Ricetto di Candelo, la Pompei medievale del Biellese
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Lo spirito del luogo
Il nome.
E' forse da mettere in relazione con le origini pre-celtiche del luogo. I due elementi di cui è formato, cioè candt = pietra ed elu, un suffisso indicante località presso alture o acque, fanno pensare alla presenza dei Liguri, che abitarono il Piemonte prima delle invasioni celtiche.
Il termine Ricetto, invece, deriva dal latino receptum (ricovero, rifugio) e indica un luogo difeso, cinto da fortificazioni.
Lo stemma.
Risale al consegnamento araldico del 1614 ed è così descritto: "scudo partito di rosso e d'argento con due candele d'argento fiammeggianti sopra il rosso e due candele rosse fiammeggianti sopra l'argento".
La storia.
988, compare per la prima volta il nome di Candelo (Canderium) nel documento in cui Ottone III ne conferma il possesso feudale a Manfredo. L'anno seguente Ottone III infeuda Candelo alla Chiesa vercellese.
· 1179: i conti di Biandrate cedono alla Chiesa vercellese i loro beni in Candelo.
· Fine XIII-inizio XIV sec., gli abitanti di Candelo costruiscono il Ricetto su un terreno di signori locali, per il quale all'inizio pagano un censo annuo e che poi riscattano.
· 1360, si contano nel Ricetto 157 casupole (oggi sono circa 200).
· 1374, prima fra le terre biellesi, Candelo fa atto di spontanea dedizione ai duchi di Savoia. Dal 1381 all'87 passa sotto la giurisdizione del capitano di Santhià, nel 1387 Amedeo VII di Savoia lo infeuda a Gerardo Fontana.
· 1496, i Fontana cedono il feudo di Candelo a Sebastiano Ferrero, già titolare di altri feudi nel biellese, consigliere e tesoriere delle finanze, prima per il Ducato di Savoia e poi per quello di Milano. A Sebastiano Ferrero succede il nipote Filiberto, adottato nel 1517 da Ludovico Fieschi, conte di Masserano, con il quale inizia la dinastia dei Ferrero-Fieschi.
· 1554-58, coinvolto nelle lotte tra Francesi e Spagnoli, Candelo è più volte occupato dalle truppe francesi. In uno dei tanti capovolgimenti della situazione, gli Spagnoli costringono alla resa i Francesi asserragliati nel Ricetto, causando allo stesso gravi danni. Nel 1561 le fortificazioni e i magazzini del Ricetto vengono riparati.
· 1577, il feudo di Candelo è elevato a contea in favore di Besso Ferrero Fieschi.
· 1630-32, la popolazione è decimata dalla peste. Dal 1644 al '49, nuove occupazioni spagnole provocano incendi e distruzioni.
· 1785, Carlo Sebastiano Ferrero Fieschi è l'ultimo feudatario di Candelo. Con l'occupazione napoleonica si modifica la struttura politico-amministrativa del borgo.
· 1819, inizia la costruzione dell'attuale Palazzo comunale sulle antiche mura del Ricetto. Sempre in quell'anno è realizzata l'attuale piazza.
Il genius loci.
Il Ricetto è un capolavoro di libertà, il simbolo del senso di autodeterminazione dei candelesi. E' una fortificazione per la difesa del popolo, non una fortificazione usata dai signori per opprimere il popolo. Ricetto vuol dire "rifugio": per le povere masserizie delle famiglie, per le loro granaglie, per le botti del loro vinello, un po' aspro ma saporito. Tra queste mura merlate, tra le stradine a reticolo dove le casette a un piano sono strette le une alle altre quasi per farsi coraggio e compagnia, sta la forza della gente di qui, cordiale ma risoluta e indipendente. Uno storico ha definito il Ricetto di Candelo "la Pompei medievale del Biellese", non a torto: in questa dissepolta città del silenzio che solo ora sta tornando a vivere, risuonano ancora gli zoccoli sonori dei contadini, il passo ferrato della ronda, i viavai nelle fresche cantine, i su e giù nei depositi di derrate, mentre i cavalieri con i giustacuori di seta e i mantelli di velluto fanno il loro ingresso nel palazzo del principe.
La memoria degli uomini.
"Si va per una dimensione diversa. La piazza è a due passi con le automobili e la gente di oggi. La torre d'ingresso, di cotto, con le sue lunghe feritoie per il bilico del ponte levatoio è un motivo ricorrente anche in altri luoghi della nostra terra, ma dentro al Ricetto c'è qualcosa di dissimile da tutti gli altri posti visti o sognati, specie di notte, d'estate, quando cantano i grilli a distesa e la luna occhieggia dietro la cuspide aguzza della vicina chiesa di S. Maria Maggiore" (Piero Forzini, Sulla porta di casa una meraviglia: il Ricetto, da Pippo Pozzi e il Ricetto di Candelo, 1987).
Il personaggio.
Appena varcata la torre-porta del Ricetto, sulla destra si nota l'edificio più imponente: è la "casa del Principe", l'abitazione che Sebastiano Ferrero si fece costruire dopo aver ottenuto nel 1496 dal duca Filippo di Savoia il feudo di Candelo con tutti i diritti, redditi e giurisdizioni. Nel 1499 il Ferrero accampò pretese sul Ricetto contestando la misura del "fuocatico" che i candelesi erano tenuti a pagargli, ma i giudici chiamati a risolvere la questione respinsero le sue richieste. Nato a Biella nel 1438, ereditò e acquistò diversi feudi nella zona, fino alla chiamata a corte da parte del duca di Savoia Carlo I, alla cui morte diventò, per volontà della reggente Bianca di Monferrato, consigliere di Stato e tesoriere generale. Dopo la conquista del Ducato di Milano da parte dei Francesi, Sebastiano Ferrero si trasferì a Milano dove assunse le cariche di consigliere, tesoriere generale e amministratore delle finanze. Morì nel 1519.
La curiosità.
I vecchi candelesi sostengono che dal Ricetto, forse in prossimità della torre angolare di sud-ovest, partisse nei tempi passati una galleria che portava fino alle rive del torrente Cervo. Ma non ci sono testi che parlino della sua costruzione né della sua esatta posizione. Altra curiosità: il Ricetto ha fatto da sfondo alle riprese televisive de "La freccia nera", il celebre sceneggiato di ambientazione medievale degli anni Sessanta.
Le buone pratiche.
Il Ricetto di Candelo ha mantenuto la struttura originaria del XIV secolo con le rue (le strade) acciottolate e le chintane tra un isolato e l'altro per favorire l'aerazione degli spazi. Il tessuto urbanistico è rimasto praticamente intatto, mentre l'amministrazione ha provveduto al rifacimento e al consolidamento di torri e mura e alla ristrutturazione di varie cellule, destinate a spazi museali, laboratori di artigiani, botteghe di artisti e, presto, ad enoteche. Sono stati realizzati percorsi illuminati fuori le mura ed è stato progettato il rifacimento di parte del cammino di ronda e della "via di lizza". Già avviato, inoltre, il progetto di un "Ecomuseo della vitivinicoltura" con cellule espositive, relativa collana editoriale ed itinerari dentro e fuori le mura. E' in allestimento il Centro Documentazione dei Ricetti nell'Archivio Storico.
Ampia cura è dedicata alle aree verdi circostanti e - da parte della Pro Loco - all'accoglienza di scolaresche e turisti. Infine, sono state avviate le pratiche per il recupero della chiesa di S. Maria Maggiore.
Da vedere
Le emozioni di un mondo rurale ormai perduto
Il Ricetto è una fortificazione collettiva sorta per iniziativa della popolazione di Candelo negli anni a cavallo tra Duecento e Trecento. E' il più intatto, nella sua struttura originaria, di tutti i ricetti del Piemonte e rappresenta la memoria della gente di Candelo, che lo utilizzava come deposito per i prodotti agricoli in tempo di pace e come rifugio in tempo di guerra o di pericolo. Si è conservato grazie alla sua matrice contadina, infatti fino a pochi anni fa (e in parte ancora oggi) nelle "cellule" si faceva il vino e si mettevano al sicuro i prodotti della terra. Il ricetto è a pianta pentagonale, ha un perimetro di circa 470 metri e una superficie di 13 mila mq, è largo 110 metri e lungo 120. In queste ristrette dimensioni trovano spazio circa 200 cellule, oggi quasi tutte di proprietà privata.
La cinta muraria ne segue tutto il perimetro ad eccezione del lato sud, ora occupato dal palazzo comunale in stile neoclassico costruito nel 1819 in stridente contrasto con l'architettura medievale del ricetto. Le mura sono in ciottoli a spina di pesce con un coronamento merlato. Tutto intorno correva il cammino di ronda, di cui restano alcune mensole di sostegno in pietra. Una "via di lizza", ora quasi scomparsa per il prolungamento di alcune case nell'Ottocento, correva lungo il perimetro delle mura per agevolare il compito dei difensori.
Gli angoli del ricetto sono protetti da quattro torri rotonde, in origine tutte aperte verso l'interno per facilitare le operazioni di difesa. I coronamenti in cotto, con decori di mattoni posti a scalare, risalgono a sistemazioni successive. L'unica via d'accesso era protetta, a sud, da una poderosa torre-porta, mentre al centro del lato nord, tra due torri angolari rotonde, si trova ancora la torre di cortina, possente, costruita quasi interamente con grandi massi squadrati (successivo è il coronamento in mattoni). Oltre allo scopo difensivo, fungeva da collettore per lo scarico di acque e liquame, come rivelano le feritoie in basso. E ancora oggi assolve il compito di far defluire l'acqua superficiale del ricetto.
Varcata la torre-porta, ci si trova in una piazzetta pavimentata con le pietre tondeggianti del vicino torrente. Di fronte si nota una costruzione più imponente delle altre: è il palazzo del principe, fatto costruire da Sebastiano Ferrero nel 1496, quando diventò feudatario di Candelo. Il palazzo presenta una struttura a mastio, oggetto di vari interventi in epoca successiva. Era solo un'abitazione temporanea del signore, che abitualmente dimorava nel castello di Gaglianico.
Le rue - francesismo con cui si chiamano le strade - sono a ciotoloni inclinati verso la mezzaria e con pendenza da sud a nord per permettere il deflusso delle acque superficiali verso la torre di cortina. L'impianto viario è costituito da cinque assi in direzione est-ovest, intersecati da due ortogonali. La rua principale, al centro, era calibrata in funzione del traffico dei carri; più ridotte sono le rue laterali. Gli edifici, costituiti da una serie di singole cellule edilizie non comunicanti, sono accorpati in nove isolati. Il vano a pianoterra (caneva) è una cantina con pavimento in terra battuta, destinata al vino e alle operazioni connesse, cui si accede dalla strada attraverso un portale. Il vano al piano superiore (solarium) è un ambiente secco ed asciutto, ideale per la conservazione delle granaglie, e vi si accede direttamente dalla rua tramite la lobbia, una balconata in legno che poggia sulle travi di separazione tra caneva e solarium. I due vani non sono comunicanti per ridurre al minimo le escursioni termiche. La lobbia meglio conservata è quella vicino alla sala consiliare.
Dal ricetto, scendendo lungo il tratto erboso a sinistra della torre di sud-ovest, si raggiunge la chiesa di S. Maria attraverso un viottolo che costeggia la roggia Marchesa, il canale che dal 1561 dà acqua alle campagne circostanti e alle risaie del Vercellese. Suggestiva è, da qui, la visione delle mura del ricetto che si ergono possenti tra il verde. In questi terreni, fino alla piana del torrente Cervo, si trovavano le fosse per la macerazione della canapa, coltivazione dismessa agli inizi del Novecento. La chiesa, variamente rimaneggiata nei secoli, è menzionata per la prima volta nel 1182 e conserva una bella facciata romanica costruita con pietre di torrente disposte a spina di pesce. All'interno, sono pregevoli i capitelli quattrocenteschi delle colonne, gli affreschi della fine del XV secolo e il pulpito della metà del XVII.
Piaceri e sapori
Il prodotto del borgo.
E' un salame sotto grasso chiamato salam 'd l'ula. Tipici anche i dolci croccanti del Ciavarin. In occasione di eventi, si degusta il vino dei vigneti del Biellese.
Il piatto del borgo. La paletta nostrana e il bollito misto. La paletta candelese è un salume tipico costituito dalla scapola di suino nazionale adeguatamente sgrassata e refilata ,salata e massaggiata manualmente come la tradizione insegna, condita con aromi e spezie alla stato naturale e lasciata riposare in vasconi per 15/20 giorni prima di essere insaccata .La paletta viene fatta sgocciolare a temperature all'incirca di 22/24 gradi , asciugata e posta in lenta stagionatura (14 gradi-80%U:R) per circa 20 giorni; a questo punto potrà essere consumata dopo averla bollita o lasciata maturare sotto grasso con i salami e consumata dopo alcuni mesi come si usava fare nel nostro borgo.La produzione di questo salume tipico è limitatissima in termini di quantità, visti i tempi e le tecniche di produzione veramente artigianali.
Altri motivi di apprezzamento.
Il territorio del Comune di Candelo ospita, oltre al borgo fortificato del Ricetto, un unicum a livello naturalistico, la riserva naturale della Baraggia, un parco dall'aspetto simile a una savana. La vegetazione, costituita da roveri e roverelle sparse o riunite in boschetti, si accende del giallo delle ginestre in primavera, del rosa violetto del brugo a fine estate e dei caldi toni della felce in autunno. Alla Baraggia si arriva attraverso i declivi erbosi dove, tra acacie e ontani, sorgeva Ysangarda, luogo mitico e insieme reale, perché qui sorgeva una rocca, il cui toponimo, che compare la prima volta nel 1155, è composto dai due termini in lingua germanica Ysen, da isr (= sacro), e gard (= recinto). Aveva pertanto il significato di "spazio sacro", oltre che riferirsi a un nome femminile di alto lignaggio. Nel 1340 vi venne ultimata una struttura militare che sarebbe resistita fino al 1426, l'anno che segna la fine di Ysangarda.
L'Amministrazione ha creato un suggestivo percorso intitolato Dal ricetto alla Baraggia: lungo la strada della dama Ysangarda che costeggia la baraggia e tocca l'aula verde con cartellonistica a valenza didattica.
Per promuovere un luogo così ricco di storia, i commercianti locali, riuniti nell'associazione "Vivicandelo", hanno ideato una "linea" di "sapori di Candelo" legati ad antiche ricette e tradizioni (dolci, vini, salumi, formaggi), mentre il Ricetto riprende a vivere grazie agli artisti che vi hanno stabilito il loro atelier, in cui producono e vendono i loro manufatti: antichi strumenti musicali, oggetti in ceramica o in legno, sete dipinte, quadri.
Musei e gallerie d'arte (indichiamo solo spazi dentro il borgo)
· Ecomuseo della vitivinicoltura: ha sede nel Ricetto, epicentro della cultura contadina, dove sono allestite alcune cellule che illustrano la storia dell'economia e della cultura enologica del territorio. Fa parte dell'Ecomuseo del Biellese e dei "Distretti del vino" in omaggio all'antica funzione del Ricetto come "cantina comunitaria" e propaggine del vigneto. Da lì parte un itinerario tra antiche trattorie e osterie. Tel. Comune 015.2534111- fax 015.2534112, orario: su prenotazione o in occasione di eventi.
· Centro documentazione dei Ricetti in Europa: in fase di allestimento, ospiterà dati e immagini sui ricetti del Piemonte, dell'Italia e dell'Europa . Tel. Comune 015.2534111- fax 015.2534112, orario: su prenotazione o in occasione di eventi.
· Sala Cerimonie: è uno spazio suggestivo allestito nel Ricetto che ospita mostre d'arte. Tel 015.2534118. Qui si celebrano anche matrimoni.
· Gallerie d'arte nelle cellule utilizzate dagli artisti come atelier. Si segnalano quelle di Annelie Weischer (pittura su seta). Di Sergio Verna (liutaio), di Ezio Caligaris (legno), di Adriano Fenoglio (pittura), di Roberta Viana e Roberta Platinetti (ceramica). Importante è la Saletta dell'Orso, con spazio espositivo dedicato a Pippo Pozzi.
· Piccolo Museo delle cose di Cucina e Pasticceria" : esposizione di circa 6000 pezzi tra minuterie, stampini e grossi pezzi, suddivisi per temi: cioccolato, confetteria, gelateria e semifreddi, biscotteria, pane e forno, piccoli utensili, macchinari (raffinatrice, impastatrice, bassina, vacuum ecc), libri, stampe e ricettari, cucina e ristorazione, rame da cucina e pasticceria, rame di uso gastronomico popolare e contadino. Una sezione é dedicata alla storia della pasticceria e gastronomia del territorio biellese
· Divertimenti. Passeggiate, trekking e cicloturismo in Baraggia, equitazione, pesca lungo il torrente Cervo.
Aree di sosta camper. Piazzale della Scuola Media, 30 posti. Prato del Sasso, all'ombra delle antiche mura del Ricetto, 10 posti.
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