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Bra assurse al rango di città
nel 1760 su decreto di Carlo Emanuele III, che la incluse nell'appannaggio
personale del proprio figlio Maurizio, duca di Chiablese. Nel frattempo anche il
castello di Pollenzo entrò a far parte del patrimonio sabaudo, divenendo luogo
di soggiorno della famiglia reale. Il Settecento fu anche il secolo che vide la
città di Bra espandersi e fiorire sotto il profilo architettonico grazie alla
presenza in città dell’eminente figura dell’architetto Bernardo Antonio
Vittone che realizzò qui due assoluti capolavori dell’arte tardo-barocca: la
tondeggiante facciata del Palazzo Municipale e la Chiesa di Santa Chiara.
Ma non solo il "secolo dei
lumi" portò una ventata di rinnovamento nella città. L'Ottocento diede a
Bra uomini di notevole levatura nei campi più disparati, in grado però di
segnarne indelebilmente la storia e le vicende. Su tutti la figura di San
Giuseppe Benedetto Cottolengo (nato a Bra nel 1786), apostolo degli umili e dei
derelitti, che fondò la Casa della Divina Provvidenza. Ma non solo nel campo
assistenziale i braidesi ebbero modo di eccellere. Non si deve dimenticare,
infatti, l’opera di Guglielmo Moffa di Lisio che, con Santorre di Santarosa,
ebbe ad iniziare i moti carbonari del 1821. Tra gli uomini di studi e scienza
ricordiamo il latinista Gandino, l'archeologo Edoardo Brizio, gli scienziati
naturalisti Ettore e Federico Craveri (fondatori del Museo di Scienze Naturali
che oggi porta il loro nome) ed il leonardista Giovanni Piumati.
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