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Con
il nuovo secolo Bra ebbe la forza di trasformare il proprio tessuto economico e
produttivo. Le botteghe artigianali di cuoio e pellami, alimentate dalla ricca
filiera dell'allevamento bovino tipico della pianura cuneese, si trasformarono
in vere e proprie industrie conciarie. La loro presenza, la mano d'opera
necessaria al proprio funzionamento, il mercato alimentato dalle forniture di
calzature militari per le forze di stanza in città, finirono per connotare
l’intero agglomerato e la sua popolazione, frutto di flussi migratori
consistenti sopratutto dalle zone più povere del meridione italiano. Nacque così
il nuovo volto industriale di Bra che, forte anche dell'espansione delle attività
manifatturiere nella vicina Torino, mutò decisamente le tranquille abitudini
della cittadina di provincia. In questo ambito si svolsero le vicende narrate da
Giovanni Arpino (di famiglia braidese per parte materna) nei suoi celeberrimi
romanzi o ne "L'uomo di Torino" di Velso Mucci.
Se
oggi poco è rimasto del periodo delle concerie, il tessuto industriale di Bra
ha saputo trarre da quell'esperienza la linfa necessaria per il suo sviluppo
successivo. Quando dagli estratti tannici, indispensabili nella concia, si
estrasse la formaldeide, le aziende braidesi riconvertirono le proprie
produzioni facendo diventare Bra uno dei maggiori centri mondiali nella
lavorazione delle materie plastiche. Oggi la città dispone di aziende che in
svariati settori hanno saputo superare i confini nazionali ed ha enfatizzato
ancor più il proprio ruolo di centro di scambi divenendo luogo di
intermediazione nel commercio delle produzioni orticole autoctone, delle
produzione vitivinciole, zootecniche e della ricca filiera agroalimentare delle
zone di Langa, Roero e pianura cuneese.
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