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La Pollenzo medievale

Se durante l’occupazione longobarda (VII° secolo d.c.) il re Rotari decise l’aggregazione di Pollenzo al gastaldato di Diano, le successive incursioni barbare e saracene devastarono l’intero territorio albese nel quale era inserito Pollenzo. 

Nel 1162 il signore di Bra, Nicolò de Brayda, annesse alle sue terre il castello pollentino di S. Giorgio anche se, di lì a pochi anni, saranno le mire espansionistiche del Comune di Alba a puntare gli occhi sul territorio di Pollenzo. Nel 1198 gli albesi decisero di concedere cittadinanza ai pollentini con l’impegno, altresì, di fortificarne il castello. Vent’anni più tardi il Comune di Alba acquistò, per la somma di cinquecento lire astesi, i diritti sul monastero di S. Pietro. 

Fu nel 1242 che il Comune di Alba acquisì in maniera definitiva l’intero territorio pollentino anche se, solo tre anni più tardi, i de Brayda tornarono ad impadronirsi del villaggio procedendo ad una fortificazione delle difese. La fine delle dispute tra Alba e Bra si concluse con il riconoscimento ufficiale della signoria di Umberto de Brayda su Pollenzo da parte dell’abate Piero nel 1253. Anche in questo caso, però, non ci fu tregua per il territorio pollentino. 

La sua strategica posizione di porta tra le colline delle langhe e la ricca pianura, la resero ancora protagonista della rivolta dei Graffagnini, guelfo-angioini albesi, che occuparono la città. Il Comune di Asti reagì saccheggiando la cittadina e cedendone una parte al Comune di Bra ed un’altra al Comune di Alba per la somma di duecento lire. Quest’ultimo Comune cedette poi i propri diritti su Pollenzo a Guglielmo VII di Monferrato, il quale si impegnò a ricostruirne il castello ed il borgo. 

Due anni più tardi il villaggio di Pollenzo fu distrutto dagli astigiani con il proposito di mai più riedificarlo. Nel Trecento Pollenzo venne nuovamente occupata dai braidesi che munirono a difesa il campanile come unico punto fortificato rimasto in quel luogo. L’abate di Breme, Lorenzo Cane, cedette nel 1380 i propri diritti su Pollenzo ai Visconti, signori di Milano, che diedero investitura ad Antonio Porro sui territori di Pollenzo e Santa Vittoria, tanto che, pochi anni più tardi, fu lui stesso a far riedificare il castello. 

Le travagliate vicende pollentine si complicarono ulteriormente quando i Porro contrattarono con i marchesi del Monferrato un’alleanza non gradita ai Visconti, tanto da indurre la casata milanese ad inviare a Pollenzo il capitano Niccolò Piccinino per occuparla militarmente. A questo punto, Filippo Maria Visconti diede l’investitura su Pollenzo e Santa Vittoria ad Antonio Romagnano (1448) la cui famiglia, quindici anni più tardi, fece atto di sottomissione ai Savoia in cambio del titolo di duca. Non passarono che due anni quando, nel 1450, Pollenzo tornò a far parte delle terre controllate dagli Sforza milanesi. Con la conquista del Ducato di Milano, nella prima metà del Cinquecento, Carlo V cedette il feudo di Pollenzo ai duchi di Savoia che, a partire dal 1762, entrò a far parte delle dipendenze della casa sabauda.   

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 04/02/04 09.16.59

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