Il
Parco fluviale del Po
Nella
valle ha inizio l’ininterrotto sviluppo del Parco che segue il
fiume Po per tutto il suo corso piemontese. Il Po nasce nella
conca del Pian del Re 82.020 m s.l.m.), posta a 7 Km a note
di Crissolo, ultimo abitato della Valle Po. In soli undici
chilometri percorre 700 m di dislivello, scorrendo rapidamente,
come un tipico torrente montano. Il corso del fiume è
percorribile in canoa nei periodi di piena (fino a Paesana:
canoisti esperti; a valle navigazione facile). Si può, inoltre
risalire con bella passeggiata da Crissolo fino alle sorgenti Per
agevolare il commercio del sale e di merci attraverso la valle il
marchese Ludovico II di Saluzzo scavò sotto il Colle delle
Traversette il primo traforo alpino della storia (1480)
Il
“Buco di Viso”
E’
una galleria lunga 75 m., larga tre e alta due, sufficiente per
farvi passare un mulo someggiato. Risultava fondamentale
soprattutto in primavera e in inverno, quando il passo era
innevato e insidioso. E’ del 1997 l’ultimo intervento per
riattivare questo monumento storico. Il “Buco di Viso” è
transitabile nella stagione estiva, meglio ad agosto e settembre,
con una fonte di illuminazione. La valle offre molte possibilità
di escursioni, alpinistiche e non e, d’inverno, l’emozione di
sciare sotto la bianca e perfetta piramide del Monviso.
Valle
Bronda: frutta e Pelaverga
La
Valle Bronda è una delle valli agricole piemontesi maggiormente
favorite grazie a una conformazione breve e di bassa quota
(350-800m.). I frutti più celebri sono le mele, (coltivate
applicando rigidamente le tecniche innovative della “lotta
integrata”, e quindi completamente esenti da residui chimici,
con indici di qualità elevatissimi) e l’uva Pelaverga,
da cui nasce “Colline Saluzzesi D.O.C.”, vino di lunga
tradizione. Altri frutti tipici, insieme a pesche e kiwi, sono le
susine ramasin, di probabile provenienza saracena.
La
Valle Varaita
Autonomia
di tradizioni e sport all’aria aperta
L’ampia
valle che si apre sulla pianura con le dolci colline di
Costigliole e di Terzuolo schiude, salendo, i più vasti e
splendidi scenari alpini. Fitti i boschi, tra cui emerge quello
dell’Alevè per una rarità naturale: è la più ampia
foresta italiana di pino cembro, la più pregiata e resistente tra
le conifere. Più di 80 chilometri di piste di fondo e
ampie possibilità di sci alpinismo, le più note cascate di
ghiaccio della provincia, lo sci discesa di
Pontechianale e Sampeyre, d’inverno; d’estate, un ricco
tracciato di sentieri per l’escursionismo, la mountain
bike o le passeggiate a cavallo (con i cavalli di
Merens di Ampere e Venasca), la roccia, l’alpinismo e, a
Pontechianale, anche il deltaplano, il parapendio, il windsurf, la
canoa.. La scelta degli sport praticabili in Val Varaita è legata
a mille possibilità di vivere il contratto con la natura.
Oggi
la Val Varaita è nota come la regione che ha, forse, meglio
custodito le tradizioni occitane nel costume, nella musica, nella
cucina e nelle feste popolari, prima fra tutte la Baìo di
Sampeyre, la festa che ogni 5 anni celebra il ricordo della
cacciata dei Saraceni
La
Baìo (prossima edizione: 2002), come la Beò di Bellino
(prossima edizione: 2003), presentano intatto il repertorio di
simbologie profane legate ai cicli naturali, nonché una
straordinaria rassegna di costumi, riservati agli uomini,
che vi ricoprono anche le parti femminili. Altre feste
tradizionali, ancora molto sentite, consentono alle donne della
valle di indossare i loro costumi fatti in casa, forse i più
belli delle Alpi occitane: sono la festa del Santuario del Becetto
di Sampeyre (8 settembre) e la festa patronale di San Lorenzo
a Chianale (10 agosto). La valle conserva, nell’arte e
nell’edilizia le tracce di una profonda, duratura autonomia
culturale. Bellino, con la sua straordinaria collezione di
meridiane e Chianale, sono tra i più bei borghi alpini
delle Alpi Occidentali.
Rinomati
i prodotti tipici della valle: dal “Toumin del Mel” di Melle,
saporito formaggio a
pasta fresca, alle castagne, ai funghi, ai biscotti di meliga alle
celebri “raviole della Val Varaita”, gnocchi di patate.
La
Val Maira
Uno
spettacolare incontro di arte e natura
Profonda,
incuneata tra boschi e ripide vette dolomitiche, la Val Maira fu
la più indipendente tra le valli soggette ai Marchesi di Saluzzo:
non, quindi, un signore feudale (salvo a Cartignano), e neppure un
castellano ma, all’opposto, cariche rappresentative che
realizzavano una vera “democrazia” in ogni borgata. La val
Maira conserva uno dei più ampi insiemi di opere d’arte delle
Alpi Occidentali. Villar San Costanzo, Stroppo, Celle Macra e
soprattutto Elva, coi sublimi affreschi di Hans Clemer
rappresentano tappe di straordinaria intensità, in un
comprensorio maturale tra i più suggestivi della regione.
La valle è molto ben attrezzata quanto a sentieri,
segnalati e appoggiati ad efficienti posti tappa: oltre ai
percorsi del GTA, si segnalano i percorsi occitani, anello
di sentieri segnalati che coprono l’intera valle. Oltre
all’escursionismo e all’alpinismo classici, sono praticabili
le escursioni su racchette da neve, il fondo, lo sci alpino, le
gite a cavallo. A Villar S. Costanzo affiorano i cosiddetti “Ciciu”
curiose formazioni geologiche simili a giganteschi fungi, uniti da
un itinerario segnalato e di facile accesso.
La
Val Grana
Una
valle rurale, dove si incontrano tradizioni e sapori antichi
Boscosa
e quieta, la meno profonda delle valli saluzzesi, che si incunea
tra le valli Stura e Maira, acquista soltanto nella parte alta, a
monte di Pradleves, uno spiccato carattere alpino.
Il
resto è campagna, punteggiata da borghi rurali e frammezzata dai
grandi, bei boschi di latifoglie e di castagni, da percorrere in
lunghe passeggiate. La ricchezza delle borgate della valle è
costituita dai cicli pittorici che disseminano su, fino
all’impervio Santuario di Castelmagno, risalente al XV
secolo, un itinerario dei più vivaci colori gotici. Artisti oggi
noti, da Pietro da Saluzzo, interprete di un sognate mondo gotico,
ai fratelli Biazaci di Busca hanno lasciato qui le loro opere.
Anche la Valle Grana conserva un fulcro di vivace presenza
tradizionale: è la comunità “provenzale” di Santa Lucia
di Coumboscuro, che promuove festival e rassegne culturali cui
partecipano selezionati rappresentanti culturali d’oltralpe. Da
ricordare, oltre al Festenal (cfr. pag. 19) le feste
tradizionali: Roumiage de la Vierge Adoulorado (luglio),
incontro internazionale provenzale con la “traversade” delle
alpi e Roumiage de Setembre.
Il
19 agosto al Santuario di Castelmagno si tiene la tradizionale le Badia,
che vede il concorso di pellegrini delle valli vicine. E tuttavia
si dimenticherebbe troppa parte della vita e del turismo della
valle se si tralasciassero i sapori: quei prodotti della campagna
e della tradizione, tra cui un formaggio raffinato e unico come il
Castelmagno, oppure le qualità rare della moderna
biodiversità agricole, come la pera madernassa, coltivata
con le tecniche biologiche, che candidano la valle ad un
importante rango nella difesa delle produzioni originali del
Piemonte.
E
la cucina ricca e garbata dei tanti ristoranti dove è
ancora possibile accostare una importante tradizione gastronomica
in semplicità e senza adulterazioni.
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